venerdì 28 aprile 2017

Pensieri Sparsi tra il Venticinque di Aprile e il Primo di Maggio


Attribuisco sempre grande importanza alle giornate del Venticinque di aprile e del Primo maggio. Ritengo che ci sia una relazione importante fra queste due ricorrenze. Perchè il 25 aprile ci ricorda che siamo nati dalla Resistenza. Che la nostra repubblica è figlia della lotta partigiana contro il nazi-fascismo. Che l'Italia del dopoguerra è risorta per essere democratica, popolare e fondata sul lavoro. Proprio il tema del lavoro mi porta a pensare che, ancor oggi, esistano forti motivazioni per realizzare una nuova Resistenza. Contro tutte quelle forze che hanno voluto mercificare il lavoro, renderlo precario e deregolamentarlo al massimo. Contro chi ha creato disoccupazione, delocalizzando le produzioni. Contro chi ha voluto l'abolizione dell'art. 18  dello Statuto dei Lavoratori sostenendo che, eliminando tale norma, si possa creare maggiore occupazione. Contro chi , nelle aziende, esercita pesanti pressioni commerciali, pratica il mobbing e impone carichi di lavoro insostenibili. La sensazione è che i sindacati ci abbiano abbandonato, siano deboli nella loro azione e,  talvolta, persino collusi coi datori di lavoro. Per questo, ora che il nemico non è più la dittatura ma un sistema economico perverso, occorre una nuova Resistenza. Una lotta che parta dalla base dei lavoratori.


Per ricostruire quel patrimonio di conquiste ottenuto dai nostri padri e inopinatamente dissipato dalle  generazioni successive. Per spingere le Organizzazioni Sindacali a riassumere quel ruolo di guida che, di fatto, hanno perso. Questo è per me il senso del Venticinque aprile e del Primo maggio: riflessione e volontà di riprendere il cammino perduto.

lunedì 24 aprile 2017

Su Cologone, la Valle di Lanaitho e... la Bilancia di Corbeddu

Appena qualche giorno fa, ho fatto un viaggio nel cuore antico della Sardegna. In una bella giornata di primavera ho visitato le valli verdeggianti e le montagne nei pressi di Oliena. Ho passeggiato lungo le rive de “Su Cologone” sino alla sua risorgenza  da una profonda gola della montagna. C’era gran pace al mattino, nonostante fosse il giorno di Pasqua. Ben presto, però, la zona sarebbe stata invasa da frotte di gitanti e turisti, attratti dalla fama e dalla bellezza di questi luoghi. Le acque del fiume, assai scure all’uscita dalla grotta, diventano chiare col diminuire della profondità, assumendo colorazioni cangianti tra il verde e lo smeraldo. Rimarrei ore ed ore ad ammirare questo spettacolo della natura ma ho solo una giornata di tempo. Con la mia auto, allora intraprendo la strada polverosa che porta verso la Valle di Lanaitho, soffermandomi, di tanto in tanto in tanto, per ammirare gli splendidi panorami e il corso del fiume Cedrino che scorre nel fondo della scarpata.




Sembra proprio di essere nel bel mezzo della scena di un film western e, del resto, Aurelio Galleppini, il papà di Tex Willer, si ispirò proprio a questi paesaggi per creare l’ambientazione di tante storie a fumetti.



La strada poi scende proprio là dove si apre la Valle di Lanaitho. Ampia, alberata, soleggiata. Silenziosa e solenne. Ricca di storia. Perché di qui partono i sentieri che conducono ai villaggi nuragici di Tiscali e di Sa Sedda e Sos Carros, quest’ultimo famoso per una fonte sacra, di forma circolare, unica in tutto il Mediterraneo, in cui si svolgevano antichi riti delle acque.




Un terra ricca di leggende. Come quella del bandito Giovanni Salis Corbeddu che ho appreso visitando una profonda grotta raggiunta dopo aver percorso un breve ma faticoso sentiero montano.






Son sceso dentro la spelonca cava attraverso un ripido cunicolo, cercando di evitare di sbatter la testa sulle volte rocciose, quasi create ad altezza d’uomini d’altri tempi. Ammirando lo spettacolo di stalattiti e stalagmiti gocciolanti.






Qui puoi ritrovare reperti che testimoniano la presenza dell’uomo in Sardegna in età paleolitica, ma anche i segni della latitanza di Antonio Salis Corbeddu che scendeva in questa grotta così remota per sfuggire alla giustizia. Di lui si son dette tante cose. Pare si fosse dato alla latitanza nel 1880 in seguito all'accusa per un furto di bestiame e che poi avesse compiuto una lunga serie di reati, fra i quali, nel 1887, l’assalto alla diligenza che viaggiava tra Nuoro e Macomer.
Fu un collaboratore di giustizia ante litteram visto che, nel 1894, svolse il ruolo di mediatore per il rilascio di due commercianti di legname francesi, sequestrati nel territorio fra Aritzo e Seulo. Si dice che avesse rifiutato un compenso di ventimila lire per questo compito perché  diceva: “Corbeddu non accetta soldi, Corbeddu, se vuole, i soldi se li prende.” C’è molta, molta leggenda intorno alla vita di Corbeddu che fu ucciso nel 1898 nel corso di un’azione di accerchiamento condotta dai Carabinieri. Una leggenda che comunque racchiude la verità su quella che è l’origine del fenomeno del banditismo in Sardegna. Ho pensato a questo quando ho saputo che Corbeddu, nel profondo di quella grotta, svolgeva il ruolo di arbitro e pacificatore delle controversie. Il popolo gli attribuiva grande saggezza e, per questo, era soprannominato “Bilancia”.  Per la gente del tempo non era il diavolo, ma per noi che guardiamo al passato con disincanto, neanche l’acqua santa. Son convinto,  piuttosto, sia figlio di un tempo in cui,  si consuma il conflitto fra la legge di uno stato sovrano e gli usi e i costumi di una civiltà arcaica, riluttante a sottoposi ad un nuovo sistema di vita. Dice Antonio Pigliaru nel suo saggio sul banditismo in Sardegna: “Tutta la comunità barbaricina non conosce in altro modo, non conosce in altra occasione l’esperienza della legge, che nei modi e nelle occasioni che le sono offerte dal conflitto che sin dal principio e quasi fatalmente definisce l’incontro (e lo scontro) di due ordinamenti giuridici che pretendono di regolare, ciascuno iuxta propria principia, la vita dello stesso soggetto, la stessa azione.” Credo io che tutto ciò sia profondamente vero. Tornato alle fonti di Su Cologone, osservo il comportamento di alcuni giovani locali. Girano per il parco cantando, ad alta voce e con spavalderia, canzoni goliardiche, mostrando quasi strafottenza e ostentando senso di superiorità. Bevono e, con noncuranza nei confronti degli altri avventori, occupano per lungo tempo i banconi di un chiosco. Emanano senso di prepotenza perché ti fanno sentire che non sei a casa tua e che ti devi adattare. Proprio da queste cose si capisce che, mentre nelle altre parti del mondo si compiono sperimentazioni d’ogni genere e scorrono sempre nuove idee, da queste parti proprio la testa non cambia. Poco importa che, pure qui, imperversino iphone e smartphone. Le nuove generazioni (salvo sporadiche eccezioni) non sembrano poi tanto diverse da quelle che le hanno precedute, restando ancor troppo legate ai miti della “balentia” e, per questo…te ne vai con la sensazione che la bilancia di Corbeddu continui ancora a pesare in modo diverso da quella di chi, per caso o per svago, passa da queste parti.

giovedì 20 aprile 2017

Vi Presento Il Mio Libro

Non sono uno di molte parole. Specie quando si tratta di promuovere le mie stesse creazioni. Perciò dico solo che “Storie Volatili e Vagabonde” non è altro che una raccolta di impressioni, suggestioni, storie, lettere, aneddoti e riflessioni. Non vuol essere un testamento spirituale né un’enunciazione di punti fermi, ma solo un’apertura di dialogo con chi si soffermerà su queste pagine. Un momento di confronto su tanti pensieri e situazioni che, di certo, ognuno di noi, in modo diverso, si è trovato ad affrontare nel corso della propria esistenza. Lascio a voi ogni giudizio, come previsto anche dal doppio finale del libro. Sarete voi a trarre le conclusioni. Con la speranza, da parte mia, di non annoiare e, magari suscitare qualche emozione.

Il libro può essere acquistato sui seguenti siti:





 

mercoledì 12 aprile 2017

12 aprile 1970: Il Giorno in cui il Cagliari fu matematicamente Campione d'Italia



Son stati versati fiumi di inchiostro su quel magico 12 aprile 1970, giorno in cui il Cagliari conquistò il suo unico  scudetto. Si parlò del riscatto di un'intera isola, dell'orgoglio sardo, di un evento storico ma, quel che ricordo, è solamente una gioia immensa. Il sogno sfumato nella precedente stagione 1968-69, quel giorno divenne realtà e, aldilà di ogni retorica, fu il frutto di un lavoro e di un'organizzazione eccezionale. La dirigenza del Cagliari radunò attorno al sapiente e sensibile allenatore Manlio Scopigno, uno che il calcio lo conosceva molto bene, un gruppo di grandi campioni. Il General Manager Andrea Arrica non solo seppe trattenere a Cagliari “Giggirrivarombodituono” ma completò la rosa concludendo, con l'Inter di Moratti, quello che per il Cagliari fu l'affare del secolo. La società rossoblù, infatti, cedette al blasonato club lombardo il centravanti Roberto Boninsegna (noto Bonimba) ottenendo in cambio Bobo Gori, Cesare Poli e Angelo Domenghini. Con tali innesti la compagine cagliaritana, già forte della presenza di campioni del calibro di Albertosi, Cera,  Nenè, Greatti e Brugnera, divenne una vera e propria corazzata, capace di imporre il suo gioco e la sua classe su tutti i campi d'Italia. Fu una stagione memorabile, entusiasmante. Ricordo ancora la radio accesa all'inizio dei secondi tempi:

“La Stock di Trieste, famosa in tutto il mondo per il suo brandy, vi invita all'ascolto di...”Tutto il calcio minuto per minuto”.


Il cuore batteva all'impazzata in attesa dei risultati e delle mirabolanti cronache di Sandro Ciotti, Enrico Ameri, Nando Martellini e Nicolò Carosio.  Ma ci fu un giorno che si rischiò veramente l'infarto. Domenica 15 marzo 1970, si giocava al Comunale di Torino il decisivo match fra la Juventus e il Cagliari che aveva la necessità assoluta di uscire indenne dal confronto con la “Vecchia Signora” guidata da Cesare Rabitti. Fu una partita difficilissima, altalenante e, in parte decisa, dagli incerti umori dell'arbitro Lo Bello. La Juve si portò in vantaggio al 29° del primo tempo con una spettacolare autorete del difensore cagliaritano Comunardo Niccolai ma, al 45°, Gigi Riva ci mise una pezza segnando il goal che portò le squadre al riposo in situazione di parità. Fu nel secondo tempo che iniziò il “Lo Bello-show”. Ricordo ancora il momento in cui il fischietto siracusano assegnò il penalty a favore dei bianconeri.  Ero a casa di mio zio e, con mio cugino Ernesto, ci rotolavamo per terra e ci tappavamo le orecchie per non sentire. Levammo le braccia al cielo quando Haller fallì il rigore ma ripiombammo nella disperazione più nera quando don Concetto da Siracusa ordinò di ripetere la massima punizione. Tirò Pietruzzo Anastasi e il pallone gonfiò la rete alle spalle di Ricky Albertosi, che, appoggiato al palo, pianse lacrime amare. Era il 66° del secondo tempo e il Cagliari doveva stringere i denti, tentare il tutto per tutto per non essere fagocitato dall'ingorda Juventus. Come per incanto, all'82° del secondo tempo, risuonò in area bianconera il fischietto di Lo Bello e... fu di nuovo rigore. Urlavamo, piangevamo ma questa volta non ci tappammo le orecchie. Volevamo sentire come andava finire. In pochi interminabili secondi Gigi Riva poggiò la palla sul dischetto, arretrò silenzioso e concentrato e, dopo aver preso la rincorsa... piazzò il pallone alle spalle dell'esterrefatto Anzolin. La nostra gioia esplose e fu un in quel momento, che per la prima volta pensammo che il Cagliari ce la potesse veramente fare. I rossoblù, poi, sconfissero Verona e Palermo, pareggiarono a Bologna prima di giungere, il 12 aprile, al match point con l'oramai retrocesso Bari di Matteucci.  Ricordo una splendida giornata di sole al vecchio Stadio Amsicora e la compagine pugliese che si presentò al cospetto del Cagliari con fare tutt'altro che rinunciatario. A metà del primo tempo, Fara supera in slalom tre difensori rossoblu e, giunto al limite dell'area fa partire un potente tiro che Albertosi leva letteralmente dalla porta deviando in calcio d'angolo. Il Cagliari, dal canto suo ci prova con Riva, Brugnera, Nenè e Domenghini ma la porta barese sembra proprio stregata. Però la classe non è acqua e, verso la fine del primo tempo, l'incommensurabile “Rombo di Tuono” si inventa il goal del vantaggio rossoblù con un colpo di testa da manuale. Nel secondo tempo la squadra cagliaritana irretisce il Bari col suo calcio “bailado”. Da Roma giunge la notizia dello svantaggio juventino e, all'86° il Cagliari passa nuovamente con Bobo Gori che piazza un imparabile fendente all'incrocio dei pali. Il portiere del Bari Spalazzi giace a terra battuto, mentre l'Amsicora esplode di gioia: - Campioni d'Italia, Campioni d'Italia! - Urla commosso un anziano signore. - Batteremo il Real Madrid! - C'è chi salta, chi si abbraccia, chi piange di commozione. In città è festa grande. Ricordo ancora i caroselli d'auto, la statua di Carlo Felice ammantata di rossoblu nella centrale Piazza Yenne, le mie prime scarpe da calcio, la maglia del Cagliari col n. 11 di Gigi Riva e... una primavera più luminosa che mai.

(Dal mio libro "La Casa dei Ricordi" Una Storia Cagliaritana)

                              Auguro a tutti voi una 
                                    Serena Pasqua

giovedì 6 aprile 2017

Sull'Orlo del Baratro (Riflessioni sulla politica, la sinistra e il sindacato dei nostri tempi)


L’ho scritto nella presentazione a margine di questo blog: sono profondamente deluso dalla politica e dai sindacati perché, tanto l’una quanto gli altri, ormai non fanno il proprio dovere che è quello di analizzare i problemi di un paese e dei suoi cittadini e cercare le necessarie soluzioni. Ormai, ogni forza politica (senza esclusione alcuna) sembra pensare solamente ad accaparrarsi il potere per garantirsi i vantaggi che questo comporta e i sindacati sono lontani anni luce dagli interessi dei lavoratori.  Le assenze dei dirigenti sindacali dal lavoro non si contano. Provocano disagi enormi a chi rimane a lavorare in azienda e, quel che è peggio, da queste assenze, dal loro partecipare a continue riunioni, non deriva alcun vantaggio per la classe lavoratrice. Stipulano accordi quasi sempre al ribasso (se non addirittura dannosi) e così le condizioni di lavoro, giorno per giorno, peggiorano anziché migliorare. Lo dico con grande rammarico: noi lavoratori ci sentiamo abbandonati e questa è una cosa grave visto che sono fermamente convinto che il lavoratore non può reggere da solo il confronto con l’azienda. Anche come cittadino poi mi sento orbato della rappresentanza visto che la politica è diventata un gioco di potere che ha ben poco da spartire con quella che dovrebbe essere una gestione della cosa pubblica condotta nell'interesse comune. Mi son sempre considerato una persona di sinistra, ma la sinistra, quella che si ispira ai principi fondamentali di solidarietà, uguaglianza e giustizia sociale sembra sia stata messa da parte e l’enorme patrimonio di conquiste che questa aveva realizzato sembra ormai, quasi irrimediabilmente, bruciato. Per dirla con le parole di Curzio Maltese, gli attuali dirigenti della sinistra “sono l’esatto opposto di quei vecchi capi comunisti, che al governo non sarebbero mai arrivati, ma dall'opposizione hanno cambiato davvero la vita e ottenuto risultati enormi, straordinarie riforme, lavoro, salario e pensioni dignitosi, assistenza sanitaria e istruzione pubblica di alto livello per le classi popolari.” La sinistra moderna e, in particolare quella facente capo al PD, ha dissipato questo tesoro a tutto vantaggio delle destre e della classe imprenditoriale facendo tutte le porcate che questi ultimi avevano sempre sognato e che mai avevano osato fare nel corso dei loro governi. Così, questa sinistra che intende “la cultura di governo” solo come predisposizione a qualsiasi compromesso pur di esercitare il potere, fa solo gli interessi dei grandi potentati, avvalla ingiustizie, svende i diritti acquisiti e applica le soluzioni che, da sempre, sono appartenute alla destra, fregiandosi dell’appellativo di “liberale” e in nome di un non meglio identificato riformismo moderno. Per tutte queste ragioni, ormai da molti anni non vado a votare e, dinnanzi ad un sindacato che sembra avere a cuore solo i suoi permessi a cedole e che poco si cura degli interessi dei lavoratori, son quasi giunto alla decisione di abbandonare anche la mia tessera sindacale. Son profondamente deluso (lo ripeto ancora) e, naturalmente, preoccupato per un paese in cui la rappresentanza e la tutela dei cittadini è diventato l’ultimo dei problemi. Personalmente non sono disposto a dare il mio voto e i miei soldi a chi pensa solamente ai casi suoi.  Non è facile, anzi credo sia quasi impossibile che qualcosa cambi. Che ci sia un provvidenziale ravvedimento.  Forse son cose che tutti noi ci siamo già detti. Al bar, tra colleghi di lavoro o durante una chiacchierata a casa. In famiglia o fra amici. Però, sull'orlo del baratro, ci siamo da tempo e la caduta, penso, sia ormai prossima.

Nella foto: le Cascate Vittoria fotografate nel settembre dello scorso anno in Zimbabwe.

giovedì 30 marzo 2017

Spider Man



Credo che Spider Man rappresenti abbastanza bene la vita umana. Il nostro quotidiano arrampicarci sugli specchi, saltando arditamente di palo in frasca. La continua tessitura di fragili tele sulle quali siamo costretti  a muoverci facendo buon viso a cattiva sorte. La voglia di dare il meglio di noi stessi ... anche in barba al fatto di essere un po' timidi, talvolta secchioni e un po' imbranati. Con la certezza assoluta di dover faticare e di non esser per niente dei super eroi.

(Il disegno di questo post è stato realizzato dal Sergente Elias... cioè dal sottoscritto) 

giovedì 23 marzo 2017

"I Cento Passi."



Qualche giorno fa, ho rivisto questo grande film e, ancora una volta, mi son commosso. Poi mi sono anche arrabbiato perché ho pensato che, dai tempi di Peppino Impastato, è cambiato ben poco. Peppino diceva che “la mafia è una montagna di merda”. Poi hanno ucciso il generale Dalla Chiesa, i giudici Falcone, Morvillo, Borsellino, Livatino e Chinnici.  Anche Don Puglisi è stato assassinato.  Nonostante tanti uomini e donne eccellenti abbiano perso la vita per opporsi alle mafie ci son state le infiltrazioni della malavita organizzata nel nord Italia e “mafia capitale”. Il traffico di sostanze stupefacenti e il riciclaggio del denaro sporco fanno ormai parte della cronaca quotidiana. La corruzione e il malaffare albergano ovunque… anche a soli cento passi da casa nostra... come  ci ha fatto notare Peppino a suo tempo.  Purtroppo quella montagna di merda è  cresciuta a dismisura e, ora, è diventata una catena che attraversa l’intero stivale.


lunedì 20 marzo 2017

Se scappa qualche errore sul blog...


Per carità, ditemelo. Io non mi offendo. Oggi mi sono accorto di averne commesso uno nel titolo del post precedente (avevo scritto Franceso anziché Francesco) e, manco a farlo apposta, un caro amico mi ha fatto notare un altro mio… “orrore”. Fatemi sapere se notate qualcosa che non va. Insomma, come disse qualcuno molto più importante di me : “Se mi sbaglio mi corrigerete!”

giovedì 16 marzo 2017

Un Grazie di Cuore a papa Francesco!



... giacchè, ormai, solo lui dice qualcosa di sinistra. Ma i sindacati che fanno? Si sveglino visto che noi lavoratori li sentiamo troppo, troppo lontani dai nostri problemi!

martedì 14 marzo 2017

Razzisti... nel Pallone


Ho appreso dal radiogiornale del mattino che un giocatore di una squadra di calcio piemontese è stato malmenato in un bar perché, nel corso di una partita da poco disputata , era intervenuto a difesa di un compagno di squadra di colore, vittima di ingiurie razziste (vedi notizia). Un episodio che, ancora una volta, ci mostra quanto la nostra Italia sia caduta in basso. Esprimo tutta la mia solidarietà al giovane calciatore africano e al suo eroico difensore. Si vergognino, invece, gli autori di questo ennesimo gesto di razzismo e intolleranza e, intanto, rivediamo cosa suggerisce  il grande Dani Alves...


sabato 11 marzo 2017

Quando lo Sport ci Insegna Qualcosa



Mi piace riportare su queste pagine la foto che ritrae Coppi e Bartali in lotta per aggiudicarsi l’edizione 1952  del Tour de France. I due si scambiano la borraccia sulle assolate rampe del Col du Galibier e, poco importa chi la dia e chi la riceva. Poco importa chi, alla fine, vincerà la gara. Questa immagine, però, insegna, ancor’oggi, che si può essere in competizione per qualsiasi cosa, anche per la più prestigiosa corsa del mondo, ma che la solidarietà e il rispetto umano non debbono mai mancare.

Buona Domenica se passate di qui e... "meditate gente... meditate."

martedì 7 marzo 2017

Per le Strade di Soweto

Appena qualche mese fa, girando per le strade di Soweto, ho visto questo murales


“Ho combattuto contro la dominazione bianca e ho combattuto contro la dominazione nera. Ho accarezzato l’ideale di una società democratica e libera in cui tutte le persone vivano insieme in armonia e con pari opportunità.
È un ideale per il quale spero di vivere e che spero di raggiungere. Ma, se sarà necessario, è un ideale per il quale sono pronto a morire.
                                           Nelson Mandela


Ci insegna a lottare con forza per i nostri ideali, a non disperderli e, anzi, a diffonderli in un mondo in cui l’indifferenza regna sovrana. A non arrenderci mai, qualunque cosa accada e nonostante tutto.











venerdì 3 marzo 2017

Il Sergente Elias, "Platoon"... e Quelli che Incrementano le Spese Militari



Credo che il film “Platoon” sia una delle migliori rappresentazioni cinematografiche della Guerra del Vietnam e dei suoi orrori. Oliver Stone, il suo regista, era un reduce di quel conflitto che, dal 1955 al 1975 dilaniò l’estremo oriente. Si trattò di una sporca guerra che gli USA condussero col solo scopo di assumere il controllo di quella regione in cui si stavano, invece, affermando dei sistemi comunisti. La partecipazione americana al conflitto del Vietnam si caratterizzò per un’infinita sequela di atrocità perpetrate, anche con uso di armi chimiche, persino nei confronti delle inermi popolazioni locali. Alla fine gli Stati Uniti uscirono sconfitti, e resta la testimonianza di tali eventi nelle pagine dei libri di storia, nelle cronache dell’epoca e nella cinematografia. “Platoon”, in particolare ci racconta la storia di Chris Taylor, un giovane e benestante studente che decide di partire volontario perché ritiene che non debbano essere solamente i poveri, la gente di colore e i reietti d’America a dover sopportare i carichi di quell’assurda guerra. Viene inserito in un plotone composto da uomini provenienti dalle più disagiate e disparate condizioni e qui deve confrontarsi col Sergente Barnes, duro come il ferro e senza peli sullo stomaco e il Sergente Elias, uno veramente molto fuori dalle righe ma, forse proprio per questo, decisamente più umano. Nel corso di una ricognizione viene perquisito un villaggio in cui vengono rinvenute delle armi. Il Sergente Barnes, al fine di conoscere la provenienza delle armi, da inizio ad una serie di maltrattamenti e torture nei confronti della popolazione. Fa uccidere la moglie del capo villaggio sotto gli occhi terrorizzati della figlia, ma interviene Elias che interrompe l’azione minacciando di denunciare i crimini commessi e trascinare Barnes dinnanzi alla corte marziale. Le truppe si allontano e Barnes ordina comunque l’incendio del villaggio. Seguono altri feroci combattimenti. Elias, disperso nella giungla viene ritrovato e ucciso a sangue freddo da Barnes che temeva la denuncia da parte del commilitone… 

                               

A questo punto   non proseguo col racconto del film perché sarebbe proprio un’ingiusta spoilerata nei confronti di chi ha la legittima curiosità di vederlo, ma vi dico che ho scelto come Nick Name “Sergente Elias” proprio perché ho ammirato questo personaggio. Inasprito dalla guerra, ma umano e sincero. Capace come pochi di far squadra coi suoi uomini. Un uomo con la schiena dritta. Intransigente nei confronti dell’ingiustizia sino all’estremo sacrificio. Ho scelto lui perché non sopporto i violenti, quelli che pescano nel torbido e, ancor più, gli indifferenti. Per opporci ai guerrafondai che, come il

signore dal biondo ciuffo qui a fianco ritratto, intendono incrementare le spese militari degli USA col rischio di trascinarli, assieme al mondo, in un altro terribile film di guerra.   



                                         
                                                  La foto di Donald Trump è tratta da Wikipedia   

mercoledì 1 marzo 2017

DJ Fabo e gli Altri... che Partono per Morire

Sino a qualche giorno fa' proprio non lo conoscevo. Sicuramente era una persona molto diversa da me. Però, dopo che ho appreso la sua storia ho provato a immedesimarmi nel suo dramma. A immaginare la mia vita avvolta nel buio. Nel vano e frustrante tentativo di impartire comandi alle mie braccia, alle mani e alle gambe. Impossibilitato a tradurre la volontà in azione. Ho capito, allora, che tanto diversi non siamo, che non sarei neanche io capace di vivere una vita senza luce e autonomia. Che non vorrei, un giorno, esser costretto, aggiungendo tormento al tormento, ad emigrare per morire.

La Mia Filosofia

Perché ricominciare da zero quando almeno qualcosa nella nostra vita è andata bene?
                       
    
Sempre meglio ricominciare da uno o da due. Meglio ancora da tre e... chissà che non avvenga davvero o' miracolo.