12 aprile 1970: Il Giorno in cui il Cagliari fu matematicamente Campione d'Italia



Son stati versati fiumi di inchiostro su quel magico 12 aprile 1970, giorno in cui il Cagliari conquistò il suo unico  scudetto. Si parlò del riscatto di un'intera isola, dell'orgoglio sardo, di un evento storico ma, quel che ricordo, è solamente una gioia immensa. Il sogno sfumato nella precedente stagione 1968-69, quel giorno divenne realtà e, aldilà di ogni retorica, fu il frutto di un lavoro e di un'organizzazione eccezionale. La dirigenza del Cagliari radunò attorno al sapiente e sensibile allenatore Manlio Scopigno, uno che il calcio lo conosceva molto bene, un gruppo di grandi campioni. Il General Manager Andrea Arrica non solo seppe trattenere a Cagliari “Giggirrivarombodituono” ma completò la rosa concludendo, con l'Inter di Moratti, quello che per il Cagliari fu l'affare del secolo. La società rossoblù, infatti, cedette al blasonato club lombardo il centravanti Roberto Boninsegna (noto Bonimba) ottenendo in cambio Bobo Gori, Cesare Poli e Angelo Domenghini. Con tali innesti la compagine cagliaritana, già forte della presenza di campioni del calibro di Albertosi, Cera,  Nenè, Greatti e Brugnera, divenne una vera e propria corazzata, capace di imporre il suo gioco e la sua classe su tutti i campi d'Italia. Fu una stagione memorabile, entusiasmante. Ricordo ancora la radio accesa all'inizio dei secondi tempi:

“La Stock di Trieste, famosa in tutto il mondo per il suo brandy, vi invita all'ascolto di...”Tutto il calcio minuto per minuto”.


Il cuore batteva all'impazzata in attesa dei risultati e delle mirabolanti cronache di Sandro Ciotti, Enrico Ameri, Nando Martellini e Nicolò Carosio.  Ma ci fu un giorno che si rischiò veramente l'infarto. Domenica 15 marzo 1970, si giocava al Comunale di Torino il decisivo match fra la Juventus e il Cagliari che aveva la necessità assoluta di uscire indenne dal confronto con la “Vecchia Signora” guidata da Cesare Rabitti. Fu una partita difficilissima, altalenante e, in parte decisa, dagli incerti umori dell'arbitro Lo Bello. La Juve si portò in vantaggio al 29° del primo tempo con una spettacolare autorete del difensore cagliaritano Comunardo Niccolai ma, al 45°, Gigi Riva ci mise una pezza segnando il goal che portò le squadre al riposo in situazione di parità. Fu nel secondo tempo che iniziò il “Lo Bello-show”. Ricordo ancora il momento in cui il fischietto siracusano assegnò il penalty a favore dei bianconeri.  Ero a casa di mio zio e, con mio cugino Ernesto, ci rotolavamo per terra e ci tappavamo le orecchie per non sentire. Levammo le braccia al cielo quando Haller fallì il rigore ma ripiombammo nella disperazione più nera quando don Concetto da Siracusa ordinò di ripetere la massima punizione. Tirò Pietruzzo Anastasi e il pallone gonfiò la rete alle spalle di Ricky Albertosi, che, appoggiato al palo, pianse lacrime amare. Era il 66° del secondo tempo e il Cagliari doveva stringere i denti, tentare il tutto per tutto per non essere fagocitato dall'ingorda Juventus. Come per incanto, all'82° del secondo tempo, risuonò in area bianconera il fischietto di Lo Bello e... fu di nuovo rigore. Urlavamo, piangevamo ma questa volta non ci tappammo le orecchie. Volevamo sentire come andava finire. In pochi interminabili secondi Gigi Riva poggiò la palla sul dischetto, arretrò silenzioso e concentrato e, dopo aver preso la rincorsa... piazzò il pallone alle spalle dell'esterrefatto Anzolin. La nostra gioia esplose e fu un in quel momento, che per la prima volta pensammo che il Cagliari ce la potesse veramente fare. I rossoblù, poi, sconfissero Verona e Palermo, pareggiarono a Bologna prima di giungere, il 12 aprile, al match point con l'oramai retrocesso Bari di Matteucci.  Ricordo una splendida giornata di sole al vecchio Stadio Amsicora e la compagine pugliese che si presentò al cospetto del Cagliari con fare tutt'altro che rinunciatario. A metà del primo tempo, Fara supera in slalom tre difensori rossoblu e, giunto al limite dell'area fa partire un potente tiro che Albertosi leva letteralmente dalla porta deviando in calcio d'angolo. Il Cagliari, dal canto suo ci prova con Riva, Brugnera, Nenè e Domenghini ma la porta barese sembra proprio stregata. Però la classe non è acqua e, verso la fine del primo tempo, l'incommensurabile “Rombo di Tuono” si inventa il goal del vantaggio rossoblù con un colpo di testa da manuale. Nel secondo tempo la squadra cagliaritana irretisce il Bari col suo calcio “bailado”. Da Roma giunge la notizia dello svantaggio juventino e, all'86° il Cagliari passa nuovamente con Bobo Gori che piazza un imparabile fendente all'incrocio dei pali. Il portiere del Bari Spalazzi giace a terra battuto, mentre l'Amsicora esplode di gioia: - Campioni d'Italia, Campioni d'Italia! - Urla commosso un anziano signore. - Batteremo il Real Madrid! - C'è chi salta, chi si abbraccia, chi piange di commozione. In città è festa grande. Ricordo ancora i caroselli d'auto, la statua di Carlo Felice ammantata di rossoblu nella centrale Piazza Yenne, le mie prime scarpe da calcio, la maglia del Cagliari col n. 11 di Gigi Riva e... una primavera più luminosa che mai.

(Dal mio libro "La Casa dei Ricordi" Una Storia Cagliaritana)

                              Auguro a tutti voi una 
                                    Serena Pasqua

Commenti

  1. Ricordo ricordo quei momenti perchè c'ero gia, auguri di Buona Pasqua

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  2. Peccato che, avendo io all'epoca solo 3 anni, non abbia potuto godermi un'impresa così meravigliosa. E pensare che il grande Gigi Riva è pure un mio quasi compaesano...
    Un abbraccio grande, caro amico.

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    1. Rombodituono e' un grande... penso che scrivero' qualcosa ancheo sul bomber di Leggiuno. Un abbraccio anche a te, carissimo.

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  3. Io sono del 1975, ma certamente erano bei tempi, lontano dal business miliardario del calcio attuale.
    Saluti a presto.

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    1. Era tutto molto diverso. C'erano i grandi campioni... ma tutto aveva una dimensione più umana.

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  4. Grande epopea del calcio. Spre bello quando Davide vince lo scudetto contro i vari Golia del nostro campionato

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    1. E' stata una grandissima impresa. Penso non abbia pari nel calcio italiano. Toccò anche Verona ma era una squadra del nord industrializzato... insomma, un'altra storia.

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  5. All'epoca avevo 8 anni, quindi c'ero anche io!
    Quella fu un'impresa importante aanche sotto l'aspetto sociale: per la 1/a volta non si parlava di noi sardi solo dal punto di vista agropastorale... o addirittura banditesco...
    Sul piano calcistico, poi, quella era senz'altro una grande squadra: se Riva (circa 2 anni dopo) non fosse stato brutalmente falciato dal difensore austriaco Hof, sia lui sia il Cagliari avrebbero fatto altre, grandi cose!
    Comunque, auguroni di buona Pasqua a te ed ai tuoi!
    Riccardo

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  6. Concordo pienamente. Fu un fatto che ebbe grande importanza sociale oltre che sportivo. Ehi... anch'io avevo otto anni. Un abbraccio O

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  7. Nella precedente risposta ho scritto sportivo anziché sportiva... insomma errata corrige.

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